DI TERRA ISOLANA

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Di terra isolana porto radici di eucalipto

ombra di fico e ricovero di ginepro

Sono il biondo elicriso, la mora selvatica

lo sfiorato rosmarino, il colore di lavanda,

l’aroma di lentisco che si fa olio.

Sono l’intenso del mirto, la sughera dei boschi

l’arancio zafferano e il rossastro corbezzolo.

Maestosa come il leccio mi vesto della furia del vento

E oppongo la forza dell’ulivo.

Sono lo smeraldo del mare quando culla le sue coste

la nostalgia quando si è naufraghi e la sete

quando il pozzo è vuoto

Sono la vita che grida e la morte che rasserena

quando il cerchio fa il suo giro

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LAVENO

 

Laveno ha la colazione riflessa nel lago,

Le sue oche a passeggio in fila indiana,

un’unica famiglia;

Laveno ha due amiche confidenti

uno sguardo rivolto al panorama

l’altro alla persona;

Laveno ha una parlata forte, decisa

che se ci parli con calma

ti regalano l’ottanio.

Laveno è di quel Maggiore

che è meglio se non ci costruisci.

La notte a Laveno  puoi riderci sopra

e ti svegli serena, ti traghetta su isole felici

nel tempo che poi vola;

A Laveno c’è un presepe che

quando lo guardi ti sembra di essere un sub.

Laveno quando luccica,

ti fa stare ferma su un balcone

come una lucertola caduta in letargo.

Laveno è quasi di casa,

ti saluta senza smancerie

e ci torni appena puoi

 

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