GENTE COMUNE 3

Da quest’ufficio transitano tutti perché bisogna passare da qui per andare in bagno. Vedi scorrere pensieri, malumori, preoccupazioni, gioie, incomprensioni, pensieri volanti, scontento, dispiaceri, pettegolezzo sulla punta della lingua, emozioni, stress ma anche sorrisi. Mi domando a volte che peso abbia tutto questo sullo stato psico-fisico di chi lavora in questo e nell’ufficio a fianco che vive gli stessi problemi. Chi passa di qui non sempre saluta, c’è chi transita preso dai propri pensieri, chi parla al telefonino, chi saluta e a volte si ferma a scambiare due parole, due battute o qualcosa di più profondo e queste persone le amiamo più di tutte.

La signora

La signora arriva di solito verso le 9:00 e prima ancora di togliersi il giaccone (che non è mai lo stesso) ti fa la radiografia. Il suo occhio inizialmente furtivo si fa sempre più attento e sfacciato, analizzandoti con estrema attenzione. Quando ti va bene, non fa domande, al contrario, ritieniti spacciata. Le sue sono domande a bruciapelo, creano in te sorpresa e imbarazzo. Nemmeno la tua migliore amica, quella che ti conosce meglio delle tue tasche, avrebbe avuto, non dico il coraggio, ma motivo per farti quelle domande. Tu sei già in ufficio, assorta in quello che stai facendo e lei non si limita a salutarti, no, ti chiede se c’è qualcosa che non va. Eh?!. Conoscendola sai che se rispondi – No, perché? -, continuerebbe a sindacare il nulla (le prime volte sono state terribili), l’unica è dirle con faccia soave – Assolutamente no -. Il tono che usi nella risposta deve essere anonimo perché se dal suo punto di vista percepisce fastidio, è… finita. La signora è un misto di tante cose, è cattolica, pagana, crede negli ufo, nella numerologia, nella rincarnazione, partecipa a corsi di riflessologia, è superstiziosa e… aspetta il momento tuo di difficoltà. Quando è presa dal suo lavoro, puoi stare tranquilla. A volte rompe il silenzio e senza chiederti scusa (tutti quei “excuse me” inglesi saranno anche una formalità, ma in questi casi si adorano), per l’ennesima volta ti chiede se per caso ti ricordi come si fa il suo lavoro, quando il tuo di lavoro è altro dal suo! Le prime volte le vai incontro, non ti fai mai gli affari tuoi, cerchi di capirci qualcosa e a volte riesci persino a risolvere, e lei, soddisfatta, non ti concede nemmeno un thank you. Bello il momento prima della pausa pranzo. Se lei è organizzata con qualcuno, ti saluta e se ne va e nessuno ha nulla da ridire. Se sono gli altri a essere organizzati, lei ti guarda, ti chiede dove vai e se le gusta si aggrega senza chiederti nulla. Se la guardi con titubanza, perché magari vuoi fare la stessa cosa fatta da lei il giorno prima, lei senza pensarci troppo ti dice: “ C’è qualche problema? non mi volete?”.

Uno dei tre

Con uno dei tre si può parlare di tutto. E’ uno che sa un sacco di cose, e potrebbe parlarti per ore, instancabilmente passando dall’uomo primitivo al solstizio di primavera come nulla. E’ uno spiritoso inconsapevole e non ride mai delle sue battute. Sorride poco in generale, perché lui porta un grosso carico sulle spalle. Il carico di tutti gli uffici presenti al piano. Quando hai una domanda da porre, un dubbio da risolvere, un problema personale, una battuta da regalare, domanda a sorpresa, un tranello da porre è da lui che vai e questo moltiplicato per un bel numero di persone è un bel carico da sostenere. Anche lui come Pozzo, capita che passi per andare dal grande capo o per andare in bagno. Con la coda dell’occhio puoi vedere un’ombra curva, rallentata e sconfortata o un bambi che cammina correndo leggero, lungo il corridoio, con un sorriso appena accennato. Sembra pacato e difficilmente perde le staffe. Non lo vedrai quasi mai perdere il controllo e questo a lungo andare può creare una certa implosione che unita alla pressione lavorativa sfocia in quell’occhio sinistro ballerino. Sereno è solo quando rientra dalle ferie e per pochi giorni, però lo si ama, per quella sensibilità che ogni tanto cogli nei suoi occhi.

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