Terra chiama Nettuno risponde (Fantasia)

Sono arrivata sulla Terra con il pulviscolo. Mi hanno fiondato da Nettuno con l’interplagio spaziale.
Il suo sistema è collaudato ormai da qualche tempo e noi da lassù sono anni che viaggiamo così. Prendiamo il tempo e lo plagiamo a nostro favore. Questo è il mio primo viaggio. E’ tanto che aspetto e quando il mio Genius mi ha convocato per annunciarmi la mia partenza specificando che la mia destinazione sarebbe stata il pianeta Terra, la mia gioia iniziale si è trasformata in una grande e cocente delusione. Nonostante abbia provato a dissuaderlo adducendo vari motivi (non ultimo la distanza e l’inutilità di quel viaggio), la sua risposta è stata perentoria: “Non se ne parla, partirai nell’ora planetaria tra meno di due quarti di sole, è tutto pronto”. “Vai e quando torni passa da me. Molti prima di te sono tornati e non sono stati in grado di raccontarmi nulla”.
E così mi hanno plagiato il tempo ed io sono arrivata sulla Terra.
Da loro erano le sette del mattino.
Nessuno in giro. Solo silenzio e un gradevole profumo che proveniva dalla finestra aperta. Mi sono trovata sveglia su di un letto sfatto in una casa del settecento con tante stanze e un grande giardino. Dalla finestra sentivo solo il ronzio delle api. Sentivo caldo e sudavo. Mi sono alzata. Sentivo forte la necessità di urinare e questo mi faceva sentire a disagio, così ho cercato il bagno. Dopo sono tornata nella stanza e mi sono fermata davanti a un grande specchio poggiato alla parete. Quella che si affacciava ero io. Una strana impressione. Una donna sui quarant’anni, magra, alta, capelli alle spalle, mossi e di colore castano. Occhi neri, piccoli. Sembrava piacevole guardarla. Certo da noi le cose sono completamente diverse. Noi lassù non abbiamo volto, forma, colore. Noi siamo ciò che pensiamo e questo basta. Qui è tutto visibile e palpabile e questo mi procura emozioni mai provate.
Anche il caldo è una nuova sensazione ed è abbastanza fastidioso e ne farei volentieri a meno.
Ma ecco che sento una voce, mi devo nascondere. Come giustificare la mia presenza qui, ora? La voce chiama “Chiara, Chiara dove sei?”. Se sto ferma qui, dietro a questo muro, senza quasi respirare la voce se ne andrà.
“Chiara?! Ancora a nasconderti?, dai smettila e andiamo che è tardi”.
Che spavento e questa cosa che sento cos’è? E questo battere incessante dentro di me? Mi hanno spiegato tutto del corpo umano ma sentire è un’altra cosa. Chi mi sta guardando ora è una donna che mi somiglia molto, ha i capelli dello stesso colore ma più lunghi e mi sorride. E’ mia sorella! Ecco come hanno fatto, sono nel corpo di una donna terrestre e sono a mio agio. A parte quel sudore sulla pelle. Anche ridere, è piacevole ed è piacevole vederlo sul volto di mia sorella. “Vestiti e scendi in cucina a fare colazione” mi urla, andandosene.
Mi avvicino a un armadio e scelgo qualcosa per coprire il corpo nudo. Appoggio una camicetta e una gonna sul letto e ne voltarmi nuovamente verso l’armadio, l’anta che prima avevo chiuso si deve essere riaperta perché ci sbatto la spalla e il braccio e sento una fitta che mi obbliga a piegarmi e dire “Ohi”.
Sono stata addestrata alle emozioni e sensazione che avrei provato una volta arrivata sulla terra, ma provarlo direttamente sul quel corpo che ora mi appartiene è tutta un’altra cosa. Mi gratto istintivamente il braccio e lo guardo. Qualcosa mi ha punto perché sento bruciore. La mia pelle bianca appare così delicata. Le vene azzurrognole sotto pelle sono molteplici ed è impressionante guardarle.
So tutto sul corpo umano, ma vederlo, esserci dentro, nella pelle, nelle ossa da una sensazione di perfezione. Comunque non sono qui per me, devo cercare delle risposte e poi tornare a casa.
Mia sorella mi aspetta in una grande cucina, la tavola è apparecchiata con tante cose.
Mi hanno avvisato che avrei dovuto mangiare. Da noi questo non avviene, non ne abbiamo bisogno e sono molto curiosa.
Assaporo una cosa densa e appiccicosa che mi piace, “marmellata di pesche” leggo sull’etichetta, e la spalmo su una fetta così come fa mia sorella e come ho visto fare nei molteplici film che mi hanno plagiato addosso prima di partire. C’è anche una torta tagliata a fette con dei frutti piccoli e scuri, dal sapore dolce acidulo. Mi prendo una tazza di un liquido bianco e lo bevo una prima volta con curiosità, lo sento scendere nella faringe velocemente e poi provo a berlo a piccoli sorsi e lo passo dentro la bocca numerose volte perché sento le papille gustare e alla fine lascio che il liquido bianco cada verso la gola ed è ancora più piacevole.
Mia sorella mi guarda e mi dice “Dai che non abbiamo tanto tempo, quanta roba ti vuoi mangiare?”, “ Ma cos’hai stamattina?”. Quasi mi strozzo e tossisco e avvampo tutta, mi manca il respiro. Mia sorella si alza velocemente, si dirige verso di me e da un colpo con la sua mano sulle mie spalle e m’invita a rilassarmi. La guardo incredula, rilassarmi? ma se quasi soffoco!.Poi lentamente la tosse si fa più debole e finalmente mi rilasso.
“Se tutto gira così, c’è da diventare matti!”. Potrei anche partire subito e so che sarei in grado, già da ora, di raccontare al mio Genius molte cose.
Poi mi fermo a pensare e capisco che non avrei proprio nulla da raccontare, così come hanno fatto tutti gli altri prima di me.
Ora però devo uscire, mia sorella mi sta aspettando fuori ed io, sono sincera, non vedo l’ora di raggiungerla.

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