Cercasi persona seria per lavoro part-time, richiesta discrezione e affidabilità

“Pronto?”
“Sì?”
“Buongiorno, chiamo per l’inserzione”
“Ah sì, bene, quando sarebbe disponibile per un colloquio?”
“Domani dopo le diciassette?”
“Bene, le do l’indirizzo, così parliamo e le spiego di cosa si tratta, mi raccomando discrezione e affidabilità!”
“A domani”
“A domani”.
Da quella chiamata sono passati quasi tre mesi. Lavoro ancora per lui, è bene avere un lavoro retribuito e poi posso far girare i miei pensieri e fermarli quando voglio.
Sono un cantautore e di spunti per scrivere le mie canzoni ne trovo quanti ne voglio. Nelle poche ore libere, volontariamente presto la mia opera per cose utili. Da qualche mese, infine, faccio un lavoro particolare, non saprei nemmeno come definirlo. Raccontarlo mi chiarisce le idee.
Sono andato all’appuntamento come deciso, ho faticato a trovare il luogo, non perché non fosse visibile, tutt’altro! Visibile lo era anche troppo, è che non pensavo potesse essere quello.
La piazza era una di quelle troppo grandi per un appuntamento. Spazi enormi, macchine in numero multiplo di nove in parcheggi ordinati. Comunque, dopo aver guardato attentamente tutte le macchine che il mio occhio percepiva, da una nera è sceso un uomo alto circa un metro e ottanta, brizzolato, sovrappeso, con occhiali scuri, vestito elegantemente e, mentre si avvicinava, notai che zoppicava leggermente. Immaginavo una caduta lontana, in un posto in montagna rinomato, l’abbandono della pista consigliata per quella nera è spesso causa di rovinose cadute.
“Buongiorno, è qui per l’inserzione?”
“Sì, lei è il signore dell’annuncio, immagino?”.
Seguirono presentazioni di entrambi e alla fine lui mi chiese di seguirlo. Avremmo parlato una volta entrati e mi avrebbe spiegato di cosa si trattava. Mentre percorrevamo l’interno della grande struttura, mi domandavo perché quel luogo per un appuntamento. Poi quando cominciò a spiegarmi di cosa si trattava capii che la ragione segue sempre una sua logica.
Il silenzio e la discrezione di questi luoghi è sempre imbarazzante. Quando arrivammo sul posto scelto dall’uomo, mi guardai intorno per assicurarmi che non fossimo proprio soli. Da lontano vedevo avvicendarsi tra i sepolcri altre persone. Alcune donne entravano nelle tombe, probabilmente di famiglia, con il necessario per dare una pulitina.
“ Ecco, questa è la tomba di famiglia, mia madre è la seconda da sinistra. Vede quei fiori? Che impressione le danno?”
“Ehm … sembrano come seccati ”
“Seccati, dice? Io dire piuttosto avvelenati!”.
E’ così che è iniziata. Avrei dovuto controllare la tomba di famiglia, nascondermi all’interno di un’altra tomba di fronte, dietro la porta di ingresso in vetro oscurato e stare appostato con una macchina fotografica in attesa di qualcuno. Lui sospettava della moglie, dalla quale aveva divorziato qualche anno prima.
Avrei dovuto trovarmi lì nelle ore di apertura del cimitero e stare in osservazione.
Tutto sommato non è male come lavoro. All’interno della tomba di fronte a quella che devo controllare, posso fare quello che voglio, almeno io lo faccio, penso molto e guardo quello che succede intorno. La tomba sembra abbandonata da anni, l’aria è umida e appiccicaticcia. Le foto dei cari estinti sono sporche e i volti poco riconoscibili. I colori dei fiori di plastica sono ingrigiti da una fitta ragnatela. Non c’è posto dove appoggiandomi non rischi di sporcarmi. Ma non me ne curo, ho altro a cui pensare.
Se ho paura? E perché dovrei averne? Qui sono tutti morti, quelli che devo controllare alla fine sono i vivi che gironzolano intorno e a dire il vero, ce ne sono alcuni che sono ben strani.
Lui mi paga bene, anche se è meravigliato del fatto che non sia ancora riuscito a vedere nessuno da incriminare. Gli ho detto che, a parte qualche curioso che si affaccia alla tomba per vedere, nessuno nel tempo a mia disposizione, è entrato mai nella tomba.
Mi ha concesso ancora tre mesi e se non gli porto delle prove, sarà costretto a fare a meno di me.
In fondo questo è un lavoro a scadenza, a tempo determinato si dice. Per me un lavoro vale l’altro, basta sbarcare il lunario e questo non è peggio di altri.
Un giorno però, più grigio del grigio del cielo, qualcosa di nuovo è accaduto.
L’ho vista da lontano, una bella donna sui quaranta, ben tenuta, magra, capelli lunghi castani, raccolti con un nastro nero, scendevano in modo disordinato e grazioso sul viso. Incarnato chiaro, occhiali scuri e labbra truccate di rosso.
Teneva la testa bassa e si avvicinava alla tomba da me controllata. Preparai la macchina fotografica per immortalarla nel gesto che mi sarei aspettato: curva sulla fioriera con una bottiglietta il cui contenuto non poteva che essere veleno.
Quello che fece, però non fu altro che piangere a lungo e le sue lacrime, dopo aver percorso il volto, cadevano e, alcune di queste, sono sicuro, finivano esattamente all’interno della fioriera. Alla fine si asciugò il volto e come era arrivata se ne andò.
La guardai da dietro, il suo portamento elegante, lento e misurato. Sentivo il suo profumo fruttato, fresco. Le sue gambe affusolate e dritte che proseguivano lente. Ero incantato. Quando mi ripresi, guardai la tomba di fronte, notai che i fiori avevano preso un’inclinazione verso il basso, non erano secchi, sembravano come agonizzanti.
Lo so, la prossima volta starò più attento e qualche foto la farò, ma a cosa?
Sì, la prossima volta…

Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale

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RADICI

09-Selenu

C’è un pozzo profondo

nella terra di là del mare,

una sorgente d’acqua naturale

fresca, limpida, ferrosa

Il ricordo di un sorso bevuto

a piene mani, con occhi chiusi

Una grande anfora

sulle spalle di mia madre,

in equilibrio sulla strada di casa.

Con ai piedi le radici del suo cuore,

provo a sollevarmi piano sulle punte,

affacciandomi spaurita, curiosa

nello specchio d’acqua che riflette

lo stupore del primo pianto di vita.