Quotidianità – 2

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COSA C’E’ DIETRO L’ANGOLO?

Ci sono delle mattine che ogni tanto mi vedo con una mia cara amica. La prima volta che ci siamo viste è stato circa 19 anni fa, i nostri figli erano nei passeggini e da allora quanta acqua sotto i ponti. Di là delle frasi fatte una mattina come tante fissiamo un appuntamento e decidiamo di percorrere la strada insieme per andare al lavoro. Lei la trovo già sul tram ed io salgo due fermate dopo.

Quando ci incontriamo, e facciamo insieme il tragitto è un continuo chiacchierare. Parliamo sempre molto insieme, di tutto, di noi, dei nostri figli e mariti, del lavoro, del nostro tempo libero, dei nostri desideri, malumori, dei libri che leggiamo, dei nostri pensieri, emozioni, scherziamo anche molto e spesso ci facciamo delle gran belle risate.

Noi siamo amiche.

 Ebbene quel giorno dopo essere scese dal tram, come altre volte, ci concediamo un caffè insieme. Non scegliamo mai lo stesso posto, ci piace cambiare. Camminiamo e parliamo sempre con la stessa intensità di quando siamo sedute sul tram. Tra una frase e l’altra, respiriamo velocemente per dire più cose possibili. Quella mattina più di tante altre, parliamo e parliamo alternandoci nelle domande e risposte.

Parliamo e parliamo, stiamo per svoltare l’angolo quando mi ritrovo la bella faccia di un ragazzo alto, a pochi centimetri dalla mia persona. Cerco di frenare la camminata e così fa anche lui, ma nel farlo mi sorride e mi fa muà vicino alla bocca senza sfiorarmi e prosegue. Mi volto verso di lui che continua per la sua strada. Tutta la scena sarà durata non più di una manciata di secondi e quando mi giro verso la mia amica scoppiamo a ridere. La mattina si colora delle nostre risate e della sorpresa che ci unisce. E pensiamo che la vita a volte sia proprio una bella cosa.

 

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Quotidianità – 1

 

Quotidianità

 

Viaggiando quotidianamente per raggiungere l’ufficio e utilizzando i mezzi, spesso, quando non ho voglia di leggere, mi metto a osservare le persone. Ne sono sempre affascinata, ognuno di quelli che guardo è unico e singolare. Non sono affascinata da tutti, ma alcuni mi colpiscono più di altri. Alcuni li guardo e osservo con attenzione, cerco di entrare nel loro mondo, mi assimilo a loro.

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Il tipo che sta al centro del tram, nel punto in cui non ci sono posti a sedere è pelato rasato, non tanto alto, sui trenta, trentacinque anni e sta osservando un gruppo di giovani ragazze che vanno a scuola. Si guarda ogni tanto la pancia, leggermente voluminosa, controlla che il giubbotto si chiuda bene, poi comincia a fare degli esercizi di respirazione e si osserva mentre inspira e contemporaneamente fa rientrare la pancia, inoltre apre e chiude la mano come se un dolore reumatico lo avesse colpito. Ogni tanto guarda le ragazze, ma sembra più interessato alle loro scarpe e così faccio anch’io, si domanda che scarpe da ginnastica siano quelle che hanno una zeppa bianca alta circa 5 centimetri, o sono solo io a chiedermelo? Sicuramente il tipo le guarda proprio con quell’aria da dire: “ e ste cose?”.

Ogni tanto il tipo dirige la sua mano sinistra verso la pelata, proprio al centro del cuoio capelluto e passa il pollice con delicatezza dando due o tre piccoli colpetti con l’indice.

Quando le ragazze scendono dal tram con i loro zaini, il tipo sbadiglia esageratamente e assomiglia a un tucano per quel suo modo di abbassarsi e inclinare la faccia verso il basso. Siccome le ragazze hanno lasciato i posti liberi, si siede, abbassa la testa verso il basso, posa la mano sinistra sulla gamba sinistra, ne afferra il muscolo laterale e con la mano destra fa pressione sulla mano appoggiata come in una sorta di stretching salva mano. Nel frattempo salgono dei ragazzi con gli zaini, uno di questi, si capisce dallo sguardo, vorrebbe sedersi nel posto libero a fianco al tipo pelato rasato, ma non osa. Il tipo ora accavalla la gamba destra su quella sinistra e come se si fosse accorto del mio sguardo (rispetto a lui io sono nella parte sinistra del tram, mente lui è a destra e più avanti) tira giù un lembo del pantalone sopra la scarpa, come se si vergognasse delle calze, messe quella mattina, ma soddisfatto delle scarpe indossate. Poi si alza e scende annoiato.