LA TELA DEL RAGNO (Fantascienza?)

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Non mi domando mai perché, so di doverla fare e la faccio.
Abito la mia ragnatela che non è quasi mai la stessa del giorno prima e a volte nemmeno quella di un’ora prima.
L’ho creata tra un palo e un albero, ad un incrocio si sta freschi, oddio a volte forse troppo. Se tira vento è tutto un ondeggiare. Piacevole? Mi lascio cullare e mi addormento.
A volte il vento è terribile, talmente forte che spazza via me e la mia tela. Mi ritrovo così spiaccicato o all’albero o al palo.
Quando è l’albero ad ospitarmi sono più felice. Mi rintano in un buco e aspetto che arrivi un tempo migliore. Ma quando si tratta del palo! Sto male solo a pensarci. E’ tutto uno scivolare giù, non c’è appiglio nemmeno a pagarlo. Poi è talmente freddo. Scivolo lentamente, sempre più giù sino a terra rischiando di essere calpestato da bimbi o donne affaccendate. In questi momenti sinceramente non so cosa sia meglio. Poi però a terra, pian piano ritrovo la forza, trovo qualcosa su cui arrampicarmi e via verso l’alto. Ritrovo il mio albero e tutto inizia nuovamente che ne va della mia vita!

Il mio problema è proprio quello di farmi vedere solo da chi mi interessa. Mosche, zanzare, piccoli insetti, api e vespe le preferite. Sono un tipo solitario, ho la bavetta da coltivare, serve per le mie stanze e le prede.
Non ho scelto un albero qualunque, ma un fico.
Un fico come il mio avrà almeno cent’ anni. L’ho sentito dire dagli uomini che gironzolano dalle mie parti. “Le sue radici si espandono velocemente difficile estirparle. Anche se le tagliamo ricrescerà”.
Estirpare il mio albero? Ma questi sono tutti matti. Vogliono sempre estirpare qualcosa. Per cosa poi? Che fastidio può dare?
I suoi frutti sono dolcissimi, un’ombra meravigliosa in estate e in inverno la neve sui rami rende l’albero gradevole alla vista. Boh! questi uomini non li capirò mai. Una volta ho sentito dire che le radici vanno in profondità (e dove devono andare?) e può essere pericoloso (per cosa?).
Vogliono estirpare anche me e sì che ho imparato a costruire la mia tela là dove nessuna testa può rimanere incastrata che delle teste è difficile farne bozzolo! (anche se a dire il vero di alcune…)
I frutti appunto sono così dolci che attirano un sacco di insetti. Sto vicino a una vasca, le api vanno a bere, non mi vedono e tac, intrappolate.

Sono uno intelligente io. Aspetto in cima, ho pazienza, perché so che alla fine qualcosa arriva.
Certo capita a volte che io debba fare e rifare casa anche cinque o sei volte il giorno, specialmente se ci sono bambini in giro. A dire il vero una bimbetta ogni tanto mi viene a trovare. Si ferma e mi guarda. Si incanta, è un po’ strana, è capace di stare lì ferma col naso in su ad osservarmi. Non è cattiva, forse quel tanto che non guasta, almeno per meho capito, vuole sapere come fo a fare la tela.
Ogni tanto rompe il filo che lega la mia tela all’albero o al palo. Però mi procura tanti insetti, sa farsi perdonare e io a dargli dimostrazione della mia bravura.
Osserva la tela incantata, è amica mia, si è affezionata, rimane lì e mi osserva. Io per me faccio il mio lavoro, niente più.

Non posso perdere tempo che ne va della mia vita!

Allora dicevo, la bimbetta a guardarmi, mi osserva attentamente anche quando sto fermo e non fo nulla. Gli insetti non sono mica stupidi e non volano tutti belli nella mia tela. Ma la bimba a volte la vedo curvarsi a terra, cercare qualcosa. In quel cortile di cose buone ce ne sono tante, ho capito cosa cerca.
Si avvicina a un buco, un formicaio e senza titubare raccoglie una o più formiche,quando non decide di affogarle con la pompa dell’acqua attaccata alla vasca. Apre il palmo della mano e guarda. Poi sembra decidere per una, liberando le altre che cadute a terra, velocemente come impazzite cercano la loro casa.
Eccola avvicinarsi alla mia tela, sembra soddisfatta. Guarda nuovamente la sua mano e con l’altra prende tra pollice e indice la formica. Delicatamente. Guarda la tela, controlla la formica e poi velocemente la lancia verso quei fili che mi sono tanto cari. Aimè lancio non riuscito, la formica cade a terra, salva.
La bambina non rinuncia, decisa si curva nuovamente a terra ed ecco un’altra formica nella sua mano. Questa volta si avvicina e la vedo bene. Ma quanti capelli ha? Lisci come l’erba è tutta rossa come un tarocco talmente è impegnata in questa faccenda. Eccola è pronta per un altro lancio. Lancio si fa per dire, è talmente vicina ora. Non vuole sbagliare. Parte il braccio, parte la mano. Finalmente la formica è lì, intrappolata. Ora la bambina aspetta tocca a me.
La formica è viva, si agita, sento la tela vibrare e io sono pronto per lo scatto. Qualche secondo e sono su di lei. Prima le sputo addosso un po’ di anestetico, non riesco a lavorare se si agita tanto, poi con la mia bavetta comincio ad arrotolarla ben bene in un bozzolo. Alla fine la formica non la riconosci. Io so!
Finito il lavoro, tutto soddisfatto torno su in cima, in attesa di nuove prede. Per mangiare c’è sempre tempo. Prima incamero, poi con calma…

Speriamo che la tela tenga almeno sino a domani. Diversamente inizierò tutto daccapo, che ne va della mia vita!

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