LA VASCA DEI RICORDI

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Nel cortile, vicino a una fontana, c’era una vasca di pietra per lavare a mano.
In inverno l’acqua ghiacciava. Una lunga goccia parcheggiava a lungo, attaccata al tubo di plastica verde prima che sgelasse.
Quando a lavare c’era la signora Elisa, mamma si avvicinava per spendere qualche parola; sui figli, sui mariti, sul lavoro, sulla fatica del tirare avanti e per tutti i santi del cielo!
Poi a parlare di quella tale, lasciata dal marito, disgraziato lui e i poveri figli. Del dolore alle gambe e delle vene che sembrano scoppiare.
E poi risate per il signor Cek marito della signora Elisa, che a ottanta anni, faceva ancora la capriola. Saltava velocemente giù dalle scale, facendo i gradini a due e due e si catapultava poi a terra dritto in piedi velocemente con un largo sorriso in attesa di consensi. E noi tutti ad applaudirlo, come spettatori di uno spettacolo, visto tante volte ma sempre con qualcosa di nuovo. Aveva fatto il camionista prima di andare in pensione. Non si capiva mai molto bene quello che diceva, farfugliava in milanese e ti e mi e alura, passa via… un dire non dire, una furbizia nel fare, un sguardo da gatto sornione con quei piccoli occhi azzurri e un grosso naso che mi pareva crescesse man mano che passavano gli anni.

Ricordo che nascondeva i giornali porno nel magazzino condiviso dalle nostre famiglie. Curiosa lo sono sempre stata e trovarli era stato facile. Scappavo nel cesso in cortile, quello con la turca e la porta bianca. Di quelle riviste ricordo tinte forti e poco romanticismo.
Poi toccava a mamma lavare. Era bravissima ed io rimanevo lì a guardarla incantata. Quelle mani che si muovevano sicure, energiche. Bagnava velocemente la roba nel secchiello, poi passava il sapone da bucato e poi a fregare con forza.

In estate si rinfrescava tutto il cortile con la canna di plastica attaccata al rubinetto della vasca. Spesso ci si bagnava e allora a ridere e mamma ad urlare di non bagnare il muro perché si formava l’umidità. Per anni, in effetti, abbiamo vissuto in compagnia dell’umidità, ma la colpa non era nostra ma del muro non isolato.
Quando si preparava la salsa, i pomodori erano gettati nella vasca, lavati bene, spremuti per fare uscire tutta l’acqua.
Poi i gatti a dissetarsi dentro la vasca e noi ad aprire all’improvviso il rubinetto; e di api assettate intorno a quello sgocciolamento che forse è meglio stare lontani da quella vasca…

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